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Visione di Ministero

Introduzione

È importante, prima di tutto, definire che cosa si intende per Visione di Ministero. Si tratta di una dichiarazione programmatica che descrive come deve essere svolto un ministero cristiano; essa tuttavia non è basata sulla sapienza umana, ma piuttosto su quello che insegnano le Scritture. Una visione di ministero deve quindi indicare chiaramente ciò che Dio, attraverso le Scritture, insegna sulla natura della Chiesa, sulle finalità della Chiesa, ed infine sulla realizzazione del ministero nella Chiesa. In breve, una visione biblica del ministero diventa una guida per il pastore, in modo che egli abbia presente quali sono le finalità del suo ministero nella Chiesa, e ancora come egli debba svolgere il suo ministero.

In sintesi, la visione di ministero non è l’obiettivo del pastore, ma piuttosto un mezzo per raggiungere un fine, ossia la realizzazione biblica di quello che è lo scopo della chiesa. Essa inoltre è un importante strumento che mantiene il pastore fedele alle Scritture e al suo ministero (1 Tim. 4:13-16), uno strumento che ne definisce gli obiettivi, i quali devono essere allineati agli obiettivi della chiesa (1 Tim. 3:14-15), ed è infine uno strumento che rende la chiesa efficiente (Atti 6:1-7). Nel presente scritto verrà analizzata prima di tutto la natura della Chiesa, e poi la sua triplice funzione.

La natura della Chiesa

Oggi c’è molta confusione circa la natura e la funzione della Chiesa. Ci sono, infatti, chiese locali che sono centrate sull’uomo, basate sul pragmatismo[1] e pratiche non bibliche. La Bibbia invece descrive la natura e la funzione della Chiesa diversamente. Al fine di comprendere quale sia la funzione della Chiesa è fondamentale prima di tutto comprendere appieno ciò che in realtà essa è.

Ciò che la Chiesa è

Una teologia accurata della Chiesa è fondamentale per i cristiani dal momento che essi stessi costituiscono la Chiesa, che è il corpo di Gesù Cristo (Ef. 1:23; 4:12). Essa non è un edificio in cui le persone si incontrano, ma è l’insieme delle persone che sono state acquistate da Dio con il sangue di Gesù Cristo (Atti 20:28), che ne è il fondamento (Matt. 16:18). La Chiesa è quindi l’insieme dei credenti di questa dispensazione che con la loro fede appartengono a Gesù Cristo. A questo proposito la Lettera agli Efesini (1:22) mostra chiaramente che la Chiesa è un’entità del Nuovo Testamento. Pertanto per una definizione precisa di essa si deve tener conto del fatto che la Chiesa è nata nel Nuovo Testamento. Ciò implica che non esisteva nessuna chiesa nell’Antico Testamento, e che Israele e la Chiesa sono due entità distinte.

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Ciò che la Chiesa non è

Nella Lettera agli Efesini 2:14-16 Paolo afferma che la Chiesa è “un solo uomo nuovo,” senza alcuna divisione tra credenti ebrei e credenti gentili. In altre parole, vi è un’unità soteriologica (che riguarda la salvezza). Tuttavia questo non significa che Israele sia stato sostituito dalla Chiesa, o che i Gentili siano stati incorporati in Israele. Piuttosto, Paolo nella Lettera agli Efesini 3:6 parla dei credenti gentili come coeredi, e membra di un medesimo corpo (la Chiesa) insieme ai credenti ebrei. In poche parole, né la Chiesa ha sostituito Israele, né i Gentili sono stati integrati nella nazione di Israele. Nonostante alcuni sostengano che la Chiesa sostituisca Israele, la Scrittura stessa dimostra invece che la Chiesa ha inizio dalla Pentecoste, dopo l’ascensione di Gesù, con la venuta dello Spirito Santo (Atti 2).

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Lo scopo della Chiesa

È fondamentale ora comprendere lo scopo della Chiesa, perché per capire il ruolo del pastore come ministro bisogna prima di tutto avere familiarità con il ruolo della Chiesa secondo le Scritture. Nelle sezioni seguenti saranno presentati in dettaglio gli scopi biblici della chiesa: il culto a Dio, l’edificazione dei santi e l’evangelizzazione del mondo.

L’adorazione di Dio

Uno degli scopi e dei ruoli della chiesa è quello di esaltare, glorificare e adorare Dio. Tuttavia, per adorare Dio correttamente bisogna capire che cosa significhi il termine “adorazione”. Saucy definisce l’adorazione nel modo seguente: “Adorare Dio è dunque attribuirgli il valore supremo di cui Lui solo è degno.”[2] MacArthur definisce l’adorazione in questo modo: “Essa comincia per prima cosa col dono di noi stessi, poi dei nostri atteggiamenti, e infine dei nostri beni finché il culto diventa un modo di vivere”.[3] In breve, il culto è l’adorazione che si offre a Dio non solo con le nostre parole, ma anche con i nostri atteggiamenti, azioni e atti in modo che tutta la nostra vita diventa un culto spirituale a Dio (Rom.12:1).

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Applicazioni pratiche nella chiesa locale

Il Nuovo Testamento descrive i vari modi (sacrifici spirituali) per mezzo dei quali i quali i credenti adorano Dio. Alcuni di questi sono il ringraziamento (Eb. 12:28; 13:15; Ef. 5:19-20; Col. 3:16-17), la conduzione di una vita santa (Rom. 12:1-2; 1 Pietro 1:13-16), il dare (1 Cor. 16:1; 1 Tim. 5:17-18; 2 Cor. 8:3-5; 2 Cor. 9:7-15), il servizio verso gli altri (Eb. 13:16; Rom. 12:1-8; 15:27; Fil. 2:17; 25, 30) e anche l’edificazione reciproca (1 Cor.14).

Tuttavia esistono anche specifici elementi essenziali che devono essere presenti durante l’adorazione di una chiesa locale, in modo da adorare Dio biblicamente e quindi accuratamente.

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L’edificazione dei santi

Il secondo scopo della chiesa, e di conseguenza del ministero svolto nella chiesa, è l’edificazione dei credenti. La Bibbia è molto chiara su questo, infatti l’apostolo Paolo sottolinea che lo scopo del proprio ministero è presentare ogni uomo completo in Cristo (Col. 1:28). Egli afferma chiaramente di essere diventato un servitore della chiesa (Col. 1:25). Quindi, lo scopo di ogni pastore è quello di portare avanti il compito che ha ricevuto da Dio con la Sua chiamata, cioè di pascere fedelmente il gregge di Dio. La chiesa non deve essere solo l’oggetto del ministero del pastore, ma proprio lo scopo di tutto il suo ministero.

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Applicazioni pratiche nella chiesa locale

L’edificazione dei santi è uno degli scopi principali di una chiesa locale, che non riguarda solo il pastore ma ogni singolo cristiano. I mezzi da utilizzare al fine di realizzare questa funzione sono la predicazione della Parola di Dio e la preparazione dei santi in vista del ministero (2 Tim. 4:1-5; Atti 20:27, Ef. 4:12; Col. 1:24-29; Matt. 28:19-20), il discepolato e il battesimo (Matt. 28:19-20), l’uso corretto dei doni spirituali da parte di tutti i santi (1 Cor. 13:1-3, 14:5, 12, 26) e ancora la disciplina della chiesa (Matt. 18:15-20).

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L’evangelizzazione del mondo

Al fine di comprendere esattamente cos’è l’evangelizzazione è fondamentale sottolineare che la Chiesa è chiamata ad essere testimone di Dio in modo diverso da come Israele era chiamato a fare durante la dispensazione dell’Antico Testamento. In altre parole, il dispensazionalismo condiziona la visione cristiana del Grande Mandato. Di fatto le Scritture trasmettono in modo molto chiaro quali siano le differenze tra il ruolo di Israele nel piano di Dio per la redenzione, e la Chiesa. Vale la pena sottolineare, comunque, che il piano di Dio per la redenzione è sempre stato lo stesso: la salvezza di tutte le nazioni, senza alcuna distinzione (Is. 66:18-24; Amos 9:11-15; Ab. 2:14; Giov. 3:16; 1 Giov. 2:2; 1 Tim. 2:4).

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Applicazioni pratiche nella chiesa locale

La chiesa locale è chiamata ad un mandato attivo (“Andate e fate discepoli” Matt 28:18-20), come pure a un mandato che includa tutte le nazioni, senza distinzione alcuna (Rom. 15:18-25). Così, l’ambito di evangelizzazione della Chiesa è il mondo intero. Inoltre la Bibbia chiarisce il modo in cui una chiesa locale deve essere testimone nel mondo. Prima di tutto essa deve predicare il vangelo di Gesù Cristo. In Atti 20:21 Paolo riassume il proprio ministero dicendo che testimoniava solennemente il pentimento verso Dio e la fede nel Signore Gesù Cristo. Qui Paolo non sta parlando solo di credere, ma anche di pentimento verso Dio. La predicazione del Vangelo è, in altre parole, il mezzo attraverso il quale le persone sono convertite (Atti 2:47), poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Rom. 1:16-17).

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Conclusione

Una visione biblica del ministero non è l’obiettivo del pastore ma piuttosto un mezzo per raggiungere un fine, cioè il compimento della triplice funzione della chiesa. È quindi fondamentale per una chiesa locale avere una visione di ministero, perché costringe il pastore e anche tutta la chiesa locale a rimanere fedeli al Grande Mandato (Matt. 28:18-20), ad essere una comunità che adora soltanto Dio, ed anche una comunità che adora Dio attraverso l’edificazione reciproca. Senza una visione di ministero una chiesa locale rischia di diventare inefficiente nel suo ruolo, inefficace nel suo ministero verso la comunità locale e verso il mondo intero, e sostanzialmente non-biblica nel suo approccio al ministero.

 

Libri Suggeriti

Dever, Mark. Nine Marks of a Healthy Church. Wheaton, IL: Crossway Books, 2004.

Dever, Mark. The Deliberate Church: Building Your Ministry on the Gospel. Wheaton, IL: Crossway Books, 2007.

MacArthur, John, and the Master’s Seminary Faculty. Pastoral Ministry: How To Shepherd Biblically. Nashville, TN: Thomas Nelson, 2005.

MacArthur, John. The Ultimate Priority. Chicago: Moody Press, 1983.

Packer, J. I. Evangelism and the Sovereignty of God. Downers Grove, IL: InterVarsity Press, 2008.

Peters, George W. A Biblical Theology of Missions. Chicago: Moody Press, 1972.

Saucy, Robert L. The Church in God’s Program. Chicago: Moody Press, 1972.

 


[1] Pragmatismo: visione in voga oggi nelle chiese che si basa non su principi biblici, bensì su tutto quello che sembra aver prodotto buoni risultati. In altre parole, il metro di misura che definisce se quello che facciamo è giusto o meno non è più la Scrittura, ma la presunta efficacia di certe pratiche.

[2] Robert L. Saucy, The Church in God’s Program (Chicago: Moody Publishers, 1972), 166

[3] John F. MacArthur, The Ultimate Priority (Chicago: Moody Press, 1983), 14.

[4] MacArthur, The Ultimate Priority, 146.

[5] Mark Dever, Nine Marks of a Healthy Church (Wheaton, IL: Crossway Books, 2004), 149.

[6] J. I. Packer, Evangelism and the Sovereignty of God (Downers Grove, IL: InterVarsity Press, 2008), 83.